lunedì 7 ottobre 2013

[Dietro la storia] Non è poi così male

Torniamo con un approfondimento di un mio racconto singolo! Siete contenti? Dai dai, che non ve ne pentirete!
Oggi voglio parlare di Non è poi così male, un'opera breve cui però sono molto affezionata, e ogni volta che mi capita di rileggerla non posso fare a meno di ridermela. Beh, sì, ho un senso dell'humor abbastanza strano.
Bene, vogliamo partire? Partiamo!

Non è poi così male è una mia personalissima rivisitazione nella fiaba di Cappuccetto Rosso.
In origine la scrissi per partecipare al p0rnfest#4, e già dal titolo dovreste capire che uno sfondo erotico gira che ti rigira (neanche tanto) c'è.
Nello specifico: il p0rnfest è una challenge indetta annualmente da fanfic_italia, che è una community sulla piattaforma LiveJournal, e si tratta di prendere un prompt (composto dal fandom, ovvero l'ambientazione, da un pairing, che rappresenta i personaggi che dovranno interagire, e da un frammento di dialogo o di situazione, cui l'autore dovrà basarsi per intessere la sua trama) e usarlo per scrivere una storia. Nessun limite di caratteri o genere, l'importante è che abbia a che fare con l'erotismo, e tutto il resto sta alla fantasia del writer.
Era il lontano 2010 (cacchiarola, non avrei detto che fosse passato così tanto tempo) e quell'anno la mia complice e spacciatrice Daniela mi obbligò a partecipare (come al solito), e io a quanto pareva ero particolarmente predisposta alla scrittura di getto, quindi mi imbarcai in quell'avventura accaparrandomi tutti i prompt che potevo e ricamandoci su. Riuscii a scrivere ben 17 racconti in quell'edizione, roba da farmi salire nella Top 5 (credo) degli autori più prolifici, e tutto ciò che scrissi era ovviamente slash (poi mi chiedo come mai sono più conosciuta per questo che per le mie opere di narrativa. Eh.).

A ogni modo, Non è poi così male nacque così, dal prompt inserito da qualcun altro a me sconosciuto, che recitava così: CAPPUCCETTO ROSSO Cappuccetto Rosso/Lupo, Agguato.
Come ho fatto a trasformare la dolce Cappuccetto in un essere di sesso maschile? Facile: con un po' d'immaginazione. Ho tolto i due personaggi presi in causa dalle consuete circostanze e ho voluto giocare sul demenziale, sul surreale, sul nonsense che una fiaba spogliata del suo contesto può suscitare nei lettori, ho aggiunto qualche iperbole letteraria, qualche bizzarria che non ci si aspetterebbe di trovare in una favola, ed ecco qui ciò che ne è venuto fuori.
Un Cappuccetto Rosso ventenne e metallaro, dal brutto carattere e amante dei Megadeth, la cui madre non tanto carina e gentile lo spedisce dritto filato dalla nonna che abita nel mezzo di un bosco poco raccomandabile popolato da tossici, guardoni e sonnambuli.
E sarà lì che il lupo cattivo, Diego, gli tende un agguato particolare, che Cappuccetto - Francis - non scorderà poi tanto facilmente...

E' uno dei miei racconti preferiti.
La commedia nonsense, quando fatta bene, mi fa sbellicare dalle risate, e affinandomi a scriverla nel tempo credo di aver raggiunto un minimo di equilibrio che non la rende né penosa né volgare, ma appunto una via di mezzo ironica, fulminante, a tratti demenziale, ma che strappa sempre una goccia di divertimento. Beh, spero di riuscire a trasmettere la medesima sensazione di leggerezza anche a chi sfoglia le pagine di questo ebook.
E' una lettura davvero breve, che termina nell'arco di un quarto d'ora al massimo, per riempire un momento di noia o d'attesa, per svagarsi prima di un evento importante o da godersi prima di andare a dormire. Non appesantisce, non vi farà fare grandi riflessioni filosofiche, non vi lascerà con un senso di turbamento, ma spero proprio che riuscirà a divertirvi quel tanto che basta per farvi venire voglia di leggerlo un'altra volta.

Volete un assaggio? Perché no? Eccovi l'incipit:
Cappuccetto Rosso non aveva un bel carattere. Anzi, si poteva proprio dire che ce l'aveva pessimo.
Innanzitutto, Cappuccetto Rosso picchiava a sangue chiunque dicesse che era una ragazza. Lui non era una ragazza, e se gli girava, era anche pronto a slacciarsi la cintura borchiata e mostrare le sue virilissime grazie al mondo intero.
Lo chiamavano in quel ridicolo modo per via di una mantellina che quella sciagurata della madre gli aveva fatto indossare per tutto il periodo delle elementari, scatenando l'ilarità di ogni altro bambino del paese, e siccome quel paese era praticamente un buco, nel giro di un mese tutti avevano saputo che lui era Cappuccetto Rosso. Anche adesso che aveva vent'anni suonati quel nome ricorreva come un'eco. Prontamente seguita dal suono del cazzotto che Francis – questo era il suo vero nome – tirava al malcapitato [...]

Non è adorabile?
Beh, ecco qui tutto ciò che avevate da sapere su questo mio lavoro. Spero di essere stata esaustiva e di aver fugato un qualsiasi dubbio, ma se non l'ho fatto di invito come al solito a pormi qualche domanda, cui sarò felice di rispondere. ;)
Alla prossima.


Un po' di rassegna stampa:
Scrittevolmente
SognandoLeggendo