lunedì 4 novembre 2013

[Dietro la storia] Il circo delle maschere

Oh.
Oh oh.
Oh oh oh.
No, non sono diventata Babbo Natale, anche se la barba ce l'ho già.

Oggi voglio parlare di uno dei racconti lunghi che meglio mi sono riusciti nella mia carriera, che rileggo sempre con particolare trasporto perché grazie a Il circo delle maschere sono rientrata nell'atmosfera di Sherlock Holmes dopo anni e anni, rispolverando la mia dialettica più aulica e divertendomi ad adoperare i termini desueti che scrivendo narrativa contemporanea altrimenti non avrei modo di usare.

Già, Il circo delle maschere ha protagonisti proprio le creazioni di Sir Arthur Conan Doyle: Sherlock Holmes, il fido John Watson, la dimora di Baker Street e l'immancabile signora Hudson, il tutto incastonato nella city londinese del primo novecento tra delinquenti, Scotland Yard e intrighi di ogni sorta.
"E i diritti d'autore dove li mettiamo?" vi starete chiedendo voi. I diritti d'autore per lo sfruttamento dei personaggi sono scaduti nell'anno 2000, non per nulla dall'approdo del nuovo millennio si sono susseguiti centinaia - migliaia direi - di scritti "apocrifi" su Holmes. E' stato per questo che Lite Editions, una delle case editrici per cui pubblico, mi ha chiesto di scrivere un racconto per una nuova collana intitolata Il velo di Holmes.
Assieme a compagne e colleghe (prima tra tutte Letizia Loi, consulente, insegnante e saltuaria compagna di discorsi al limite della decenza X3) mi sono cimentata in una rivisitazione personale e, se così vogliamo chiamarla, retrospettiva di Holmes, dei suoi casi, e del suo rapporto col dottor Watson. Perché se ben ricordate, Lite Editions è una casa editrice a tematica erotica, quindi al giallo del mistero ho dovuto mischiare un po' di sano rosso passione.

Com'è andata? Daniela Barisone, la coordinatrice della collana, mi ha fatto impazzire e strappare i capelli. u.ù
Il limite iniziale di caratteri per stendere il racconto era basso, molto più basso di quanto io avessi bisogno nel redarre la storia che avevo in mente, e all'inizio fui costretta a tagliare, limare, sintetizzare fino allo stremo alcuni elementi cui invece avrei preferito dare più attenzione. Come le deduzioni di Holmes, alcune descrizioni dell'appartamento 22B1 in Baker Street, riflessioni interiori dei personaggi - sia principali che secondari - e insomma, alla fine riuscii a completare un racconto breve decente, coerente, anche se ci avevo versato sopra tante lacrime come se mi avessero tagliato qualche ditino.
Proprio quando ero pronta per inviarlo per la selezione, Daniela mi disse che il limite di carattere era stato rimosso e che potevo sbizzarrirmi, e lì dapprima mi cascò la mascella per tutta la fatica inutile che avevo fatto! e__e

Poi naturalmente mi misi a gioire perché potevo ampliare, potevo dare un respiro in più alla trama, allungare i tempi, dare spazio alle immagini e, già che c'ero, perché non rendere ancora più piccante lo sfondo?
Ci misi una settimana e il numero di caratteri che prima era sul confine raddoppiò, e mi ritrovai a essere ampiamente e intimamente soddisfatta del risultato! X3

Confesso: gli errori riguardo il background di Doyle ci sono, e ringrazio le super-esperte che me li hanno fatti notare, in modo che in futuro, se per caso mi ricapitasse di dover scrivere su Holmes, non li ripeterò. Disattenzioni come appellare la Hudson signorina e non signora com'era giusto che fosse, o regalare a Holmes un'appartamento più grande di quello che avrebbe dovuto avere in realtà, o ancora corredarlo di un'auto quando ancora non era in suo possesso (sì insomma, avrei dovuto farlo correre, altro che quattroruote).
Ma chi ha letto il racconto mi ha fatto sapere che i dettagli sono marginali e che è la storia ad averli colpiti, affascinati e coinvolti, e io non posso fare a meno di esserne contenta e gongolare come una foca monaca.

Com'è lo Sherlock Holmes della Livin?
Un mix. Pur non essendo un'estimatrice e una specialista dell'argomento, nel corso degli anni ho letto tutta la bibliografia riguardante l'investigatore di Baker Street uscita dalla penna di Conan Doyle, e mi sono affezionata al personaggio scostante, lunatico, individualista e freddo, supportato dal buon Watson che ha sempre una parola gentile per il lui stampato sulla carta. Altresì ho avuto modo di apprezzare la contaminazione operata da Guy Ritchie, e quindi dei due film - quasi tre - di Sherlock Holmes che vedono come interpreti Robert Downey Jr. e Jude Law.
Uno Sherlock Holmes quindi più accattivante, smaliziato e prorompente, stavolta sopportato da un dottor Watson critico e meno paziente, uomo di medicina che all'occorrenza diventa d'azione e non si limita ad ammirare la scaltrezza di Holmes ma cerca di raggiungerla, analizzarla, comprenderla.
Entrambe le versioni hanno solleticato la mia fantasia, indi per cui l'Holmes che troverete ne Il circo delle maschere è un detective di curiosità classica, ansioso di entrare in possesso di tutti gli elementi di un caso, e insieme è irriverente e ribelle per il suo tempo e per il suo ruolo, dimostrando una vena di anticonformismo e invitante audacia che gli dona un fascino non solo intellettuale ma che lo trasporta sul piano sessuale, risvegliando la patina erotica che nei libri non era che lontanamente accennata.
Anche il mansueto e riflessivo John Watson si trasforma, continuando a guardare il suo ospite con devozione e stupendosi delle sue capacità ma non esitando a rimbeccarlo, a lanciargli un'occhiata esasperata o scandalizzata quando è il caso, rendendolo più un pari che un sottomesso al genio.

Di cosa parla Il circo delle maschere?
Anche sotto questo aspetto mi sono macchiata di un crimine contro Doyle: la storia è un'indagine sul sovrannaturale, sui fantasmi e sulle presenze incorporee che camminano accanto agli esseri umani, e forse la risoluzione non verrà molto apprezzata dai puristi amanti dello Sherlock Holmes che invece si è sempre mosso su terreni ben più concreti.
Ma che volete farci? Se non facessi le cose a modo mio non sarei Livin, no?

E' slash. Guardiamo in faccia alla realtà.
Il rapporto tra Sherlock Holmes e John Watson è stato reinterpretato col mutare della società e con l'aprirsi delle mentalità, tenendo conto anche di analisi storio-bibliografiche che hanno evidenziato come lo stesso Doyle potesse aver descritto una relazione omosessuale tra i suoi due personaggi, nascondendola tra le pieghe delle vicende e offuscandola quanto più possibile perché non risultasse palese agli occhi della morale di allora, rigida e inflessibile contro chi andava "contro-natura" secondo la vittoriana etica inglese.
Non venitemi quindi a dire che ho stravolto un emblema, un eroe eterosessuale, perché così non è, anzi. Ho voluto giocare tra passato e presente e ho strappato il velo di Holmes (oh, ma guarda, il titolo della collana) e ho semplicemente lasciato i riflettori accesi sui lati emotivi suoi e di Watson, che sono andati a incastrarsi nella trama caliginosa e lucida di un Circo popolato di spettri, dimostrando che con un po' di fantasia l'impossibile non esiste, ma solo l'improbabile.

L'intreccio dunque ve l'ho a grandi linee spiegato, ora cosa vi manca?
Ah, una piccola anteprima!XD
Poi non mi dite che vi faccio mancare qualcosa...

Ricordo ancora con vividezza quel periodo, la ferita alla spalla destra dolorava ininterrottamente per via del tempo che quell'anno fu insolitamente nevoso e freddo, tanto da imbiancare completamente l'intera Londra senza risparmiarne un solo angolo. Mary era dovuta partire per la Scozia per far visita alla madre, la cui gotta più che mai le dava pensieri, così io decisi di recarmi al mio vecchio studio di Baker Street per recuperare alcuni albi di francobolli, una blanda passione che ogni tanto mi concedevo per diversificare i miei passatempi che non fossero cacciarmi nei guai al fianco del mio inseparabile quanto sconsiderato amico. Quel pomeriggio trovai Holmes intento nello sfogliare alcuni fogli piuttosto consunti, che avevano l'aria di aver attraversato molti anni, forse schedari ingialliti o qualcosa di simile.

Il circo delle maschere è un racconto lungo disponibile soltanto in ebook, lo potete trovare in qualsiasi store on-line al prezzo di 1,99€, costa meno di un gelato e potete godervelo per un tempo più lungo. ;)

Spero di essere riuscita a spiegarvi il mio punto di vista nei particolari, e non mi resta altro che salutarvi e darvi l'arrivederci al prossimo post.
Buona lettura. ;)