martedì 29 ottobre 2013

[Dietro la storia] Dodici minuti

Ed eccoci di nuovo qui per un'altra puntata della rubrica [Dietro la storia]! Ammettete che non aspettavate altro, eh? Ammettetelo anche se non è vero così mi rende felice, dai dai. u_ù

Oggi voglio parlare di Dodici minuti, racconto pubblicato per La Mela Avvelenata nell'antologia 50 sfumature di Sci-fi uscita a maggio di quest'anno.
Come si evince dal titolo, si tratta di un'antologia di racconti, 50 per l'esattezza, alcuni scritti da autori misconosciuti (tipo io) e alcuni che portano il nome di penne importanti come Francesco Verso (premio Urania), Dario Tonani (Premio Robot 2013) e altri che fanno la loro figura nel panorama nazionale.
Con mio sommo onore mi è stato chiesto di partecipare a questa raccolta, e non ho potuto fare a meno di accettare e mettermi subito a cercare una buona idea.

Come già detto in precedenza, in un altro post, non sono molto ferrata coi racconti brevi (nel tempo con la fantascienza ho scoperto di cavarmela meglio).
Il limite di battute era risibile, roba che mi ha mandato subito nel panico, quindi ci ho messo qualche giorno per elaborare una buona mini-trama che si reggesse sulle proprie gambe.

La geografia sta cambiando per via dell'innalzamento del livello dei mari. Anni, secoli, generazioni e generazioni di mutazioni naturali hanno fatto sì che insieme agli umani, che stanno diventando la minoranza, vi siano anche i Peisk, antropomorfi anfibi dal DNA formato da geni mischiati di due specie.
Nel Continente - uno dei pochi rimasti - è difficile però abituarsi alle diversità che giorno dopo giorno diventano una regola più che un'eccezione, e a volte non è facile accettare né gli altri né se stessi.
Maxx è un poliziotto, e un bella sera invece di tornare a casa si ritrova a gettarsi nel fiume Mithra...


Come avrete capito (sicuramente, direte voi) l'ambientazione è hydorpunk. L'hydropunk è uno dei tanti sottogeneri della fantascienza, è una visione distorta di una realtà in cui è l'acqua a essere il punto focale del world building, l'acqua è la motivazione e lo sfondo, il motore da cui si dipanano gli elementi maggiori, e buona parte della costruzione dell'intreccio deve basarsi su questo elemento.
Sono entrata in contatto con l'hydropunk grazie ai romanzi di Clelia Farris, premio Kipple che ha saputo inventare un mondo simil-egiziano con numerosi riferimenti e invenzioni di carattere ecologico, e me ne sono innamorata fin dalle prime pagine.
Ma Dodici minuti non parte da qui, no.

Dodici minuti è una sorta di spin-off di una mia opera obscura, di un romanzo a cui mi ero messa a lavorare qualche mese fa, che appunto tratta di hydropunk. Una storia - lunga, figurarsi, le mie storie anche se partono facili tendono a ingarbugliarsi da sole - che come molte altre mi è ronzata per la testa, e dopo aver elaborato una story-line, i personaggi, lo sfondo e i dettagli ho deciso di darle una possibilità. Creare da zero un universo acquatico non è una sfida da poco, e riuscire a muovervi le mie pedine è un'elettrizzante prova per le mie capacità.
Purtroppo ho da informarvi che per ora quel romanzo è stato riposto nella mia cartella dei prototipi, che contiene tutto ciò che ancora va sviluppato, ma l'idea mi intriga ancora, c'è, l'incipit è già bello che pronto e penso che quando mi ritroverò con una manciata di tempo libero lo riprenderò tra le mani.
A ogni modo, Dodici minuti è ambientato nello stesso mondo inventato, anche se lontano dal luogo dove si svolge la vicenda principale.
«Grazie agli déi... Da quando è successo quel casino a Pahalar vorrei girare con le tasche piene di boccioli d’orchidea velenosa» borbottò quello che non conoscevo, e Soës annuì.
Pahalar appunto è la città in cui è ambientata la storia originale, e il casino che succede... non posso certo rivelarvelo, altrimenti vi rovinerei un'(eventuale) futura sorpresa. ;)
In sostanza il racconto che ho scritto per l'antologia è un accadimento successivo, slegato, che ha poco a che fare con la trama principale su cui mi ero basata ma che mantiene le stesse regole, le stesse caratteristiche, le stesse dinamiche.
Forse non tutti sanno che la componente punk - come in steampunk, dieselpunk, hydropunk e via dicendo - hanno il preciso scopo di focalizzare l'attenzione sull'analisi sociale, sul monitorare un'ipotetica situazione fantascientifica alle prese con questioni di carattere etico, morale, collettivo, evidenziando in special modo come si affrontano le problematiche legate alle diversità.

In questo racconto la diversità è rappresentata da due tipologie di esseri viventi - gli umani e i Peisk - che convivono e cercano di trovare un punto d'incontro nonostante le difficoltà, i pregiudizi e il razzismo campanilista di chi non conosce e che non vuole conoscere, il tutto incastonato in uno sfondo lontanissimo dal nostro, che però presenta le medesime questioni scottanti che purtroppo non abbandonano neanche noi.

Ma state tranquilli: vi assicuro che in ventimila battute neanche non ci ho infilato una tiritera moralista sul come accettare chi non è come noi, il filone punk è sotterraneo e non prende il sopravvento, quindi se non avete voglia di scervellarvi troppo su faccende di stampo psico-sociale... leggetelo pure perché non ne troverete. XD

Dodici minuti mi ha lasciata soddisfatta dopo averlo scritto.
Mi piace slegarmi dall'odierno, mi piace provare nuove formule, scandagliare realtà alternative e plasmarle a mio piacimento. L'inventare società, usi e costumi, tradizioni e dinamiche è un lavoro impegnativo di ricerca e di creatività, è un lungo tramestio dove si tenta e si ritenta fino a trovare un giusto equilibrio, senza contare che ogni cosa deve essere coerente e fondarsi totalmente su ciò che si è concepito.
E' stancante e svuota la mente, tuttavia il risultato - quando è come dovrebbe essere - rende orgogliosi per le sue ramificazioni, per la sua armonia, perché è la testimonianza che si è riusciti a forgiare un intero microcosmo personale che nei casi migliori riesce a sopravvivere grazie a se stesso, credibile e godibile.

Credo di aver detto tutto il possibile, e spero proprio di non avervi annoiato con le mie spiegazioni le une dentro le altre!XD
Come avrete capito, Dodici minuti è un frutto caduto non troppo lontano dall'ennesimo parto della mia immaginazione, e perciò ci sono particolarmente affezionata, e, che dire, mi auguro che sia un buon biglietto di presentazione per un romanzo che FORSE prima o poi vedrà la luce.
Non garantisco niente che è meglio. XD
Spero di avervi invogliato a darci una letta, e colgo l'occasione per invitarvi ad acquistare il volume. Se non vi piacerà il mio racconto potrete consolarvi con gli altri 49, e sicuramente qualcuno che riuscirà a strapparvi dal Pianeta Terra sicuramente ci sarà. ;)

Grazie per essere stati con me, alla prossima!